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  • Immagine del redattoreLe Tre Ghinee

Le origini socialiste e pacifiste della Giornata Internazionale delle donne

Aggiornamento: 18 mar 2021

La Giornata Internazionale della Donna (IWD) si celebra l'8 marzo in tutto il mondo ed è un punto focale nel movimento per i diritti delle donne, per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo.



Sull’ origine di questa giornata sono state e vengono ancora diffuse (principalmente dai media) alcune storie infondate, come quella secondo cui la festa venne istituita per ricordare un incendio che uccise centinaia di operaie di una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1908 ( incendio che non avvenne mai) o un’altra che la fa risalire a una violenta repressione di una manifestazione sindacale di operaie tessili organizzata sempre a New York nel 1857.


In realtà La Giornata internazionale della donna ha origini socialiste ed europee: all’inizio del ‘900 le donne del partito socialdemocratico tedesco (SPD) tenevano conferenze biennali immediatamente prima dei congressi di partito - conferenze in cui venivano discusse tutte le questioni cruciali del movimento proletario femminile. Questa forza ideologica e organizzativa trasformò il movimento delle donne lavoratrici socialiste tedesche nella spina dorsale del movimento internazionale delle donne socialiste.


La prima Conferenza internazionale delle donne socialiste , si tenne durante il VII Congresso della II Internazionale socialista (Stoccarda,18 - 24 agosto 1907), in cui discute di colonialismo e delle posizioni del partito in caso di scoppio di una guerra in Europa, dei diritti delle donne e della rivendicazione del suffragio universale femminile.

Al congresso parteciparono 884 delegati di 25 nazioni e le più importanti personalità marxiste del tempo come le tedesche Rosa Luxemburg, Clara Zetkin e August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès, che votarono una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne, senza allearsi con le femministe borghesi.

Due giorni dopo, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, La Conferenza Internazionale delle donne socialiste, votò la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L'uguaglianza), divenne l'organo dell'Internazionale delle donne socialiste.

Clara Zetkin aveva fondato Die Gleichheit (Uguaglianza) nel 1891 e già nel 1894 aveva preso posizioni contro la corrente principale del femminismo tedesco, colpevole a suo avviso di non essere anticapitalista.




Secondo Zetkin, le femministe borghesi premevano sulle riforme, attraverso una lotta tra i sessi e contro gli uomini della propria classe, senza mettere in discussione l'esistenza stessa del capitalismo. Al contrario, le donne lavoratrici, attraverso una lotta di classe contro classe e in una lotta comune con gli uomini della loro classe, cercavano di trascendere il capitalismo.

"Il femminismo borghese e il movimento delle donne proletarie", scrisse Zetkin, "sono due movimenti sociali fondamentalmente diversi"...“Le donne lavoratrici, che aspirano all'uguaglianza sociale, non si aspettano nulla per la loro emancipazione dal movimento borghese delle donne...Questo edificio è costruito sulla sabbia e non ha basi reali. Le donne lavoratrici sono assolutamente convinte che la questione dell'emancipazione delle donne non è una questione isolata che esiste da sola, ma fa parte della grande questione sociale. Si rendono perfettamente conto che questa questione non potrà mai essere risolta nella società contemporanea se non dopo una completa trasformazione sociale".


La visione politica di Zetkin era profondamente internazionalista, anticapitalista e pacifista: tra le varie attività antimilitari, nel 1915, organizzò una La Conferenza internazionale di donne socialiste contro la Guerra per opporsi al conflitto. A causa di queste attività lei e l’amica Rosa Luxemburg (che venne assassinata nel 1918) vennero più volte arrestate.


A. Kollontaj

Parallellamente, in Russia, Aleksandra Kollontaj, leader rivoluzionaria (la prima donna nella storia ad aver ricoperto l'incarico di ministra e di ambasciatrice), Nel 1909 pubblicò Le basi sociali della questione femminile, "una disputa polemica con le suffragette borghesi" - e insieme una sollecitazione rivolta alla socialdemocrazia russa a costruire "un valido movimento di donne lavoratrici in Russia".

Nel 1910 partecipò all'ottavo congresso della Seconda Internazionale tenuto a Copenhagen, nel corso del quale fu proposta l'istituzione della giornata internazionale della donna.


Alla conferenza partecipò la delegazione statunitense delle Donne Socialiste che, nel 1908, aveva organizzato una conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, chiamata «Woman's Day», il giorno della donna, in cui si discusse dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. A differenza di Zetkin e Kollontaj, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che non condivideva l’idea di escludere le femministe borghesi e che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione».


Dopo quell’iniziativa il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l'ultima domenica di febbraio 1909 all'organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 23 febbraio 1909. Verso la fine dell'anno, il 22 novembre, a New York incominciò un grande sciopero di ventimila camiciaie, che durò fino al 15 febbraio 1910.

La successiva domenica 27 febbraio tremila donne celebrarono ancora il Woman's Day.


Dopo la conferenza di Copenhagen, la Giornata Internazionale della Donna fu celebrata per la prima volta (19 marzo) in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera, dove più di un milione di donne e uomini parteciparono alle manifestazioni. Oltre al diritto di voto e l’accesso alle cariche pubbliche, si richiedeva parità salariale ed il diritto alla formazione professionale.

In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta domenica 8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi. Lo stesso giorno vi furono degli scontri a Londra, dove era prevista una marcia di protesta: la giornalista socialista Sylvia Pankhurst, che aveva da poco fondato con la sorella Emmeline, la East London Federation of Suffragettes, venne arrestata a Charing Cross, mentre stava per tenere un comizio.

Il filo che unisce tutte queste femministe socialiste è soprattutto il pacifismo, il loro fermo rifiuto della guerra e l’organizzazione di iniziative antibelliche in anni in cui il primo sanguinoso conflitto mondiale iniziava a mietere i suoi milioni di vittime, iniziative che costarono loro la rottura con i vertici dei propri partiti, l’arresto, la morte ed anche l’oblio della storia, come nel caso di Sylvia Pankhrust.


«Noi, le donne del mondo, vediamo con apprensione e angoscia la situazione presente in Europa che rischia di coinvolgere l’intero continente, se non l’intero mondo, nei disastri e negli orrori della guerra. In questa terribile ora, quando il destino dell’Europa dipende da decisioni che noi donne non abbiamo il potere di formare, noi – assumendo le responsabilità che ci vengono dall’essere madri delle generazioni future – non possiamo rimanere passive. Benché siamo sul piano politico prive di potere, richiamiamo con forza i governi e coloro che questo potere detengono nei nostri differenti Paesi ad allontanare il pericolo di una catastrofe che non avrà paragone. In nessuno dei Paesi immediatamente coinvolti nella minaccia della guerra le donne hanno il potere diretto di controllare i destini del loro Paese. Esse si trovano sul margine di una posizione pressoché insostenibile, vedere le case, le famiglie, i figli soggetti non soltanto al rischio ma alla certezza di un immane disastro che esse non possono in nessun modo allontanare o impedire. Qualunque ne sarà il risultato, il conflitto lascerà l’umanità più povera, segnerà un passo indietro nel progresso della civiltà e costituirà un grande scacco nel graduale miglioramento delle condizioni delle grandi masse e delle persone da cui dipende il reale benessere delle nazioni. Noi donne di ventisei Paesi, che ci siamo unite nell’ “International Women’s Suffrage Alliance” con l’obiettivo di ottenere strumenti politici per condividere con gli uomini il potere che determina il destino delle nazioni, ci appelliamo a voi perché non lasciate intentato nessun metodo di conciliazione o di arbitraggio per risolvere le controversie internazionali, nessun metodo che possa aiutarci a prevenire l’annegamento nel sangue di metà del mondo civilizzato.

Questo il testo che, nel luglio 1914, il movimento politico delle donne – raccolto nella IWSA (International Woman Suffrage Alliance) – pose come base della riflessione contro la guerra. Il manifesto fu presentato, alle ambasciate di tutti i governi presenti a Londra, alla vigilia della deflagrazione. Un’opposizione inequivocabile alla follia che trascinò verso il collasso e alla fine contò 17 milioni di morti fra militari e civili.


Dal 28 aprile al 1 maggio 1915 si svolse all’Aja il Congresso Internazionale delle Donne per la Pace. L’Europa era in guerra da poco meno di un anno, e di lì a un mese sarebbe entrata in guerra anche l’Italia. Il Congresso, organizzato da donne provenienti tanto da Paesi belligeranti quanto da Paesi neutrali, rappresenta un momento importante della storia del femminismo pacifista – e del pacifismo in generale –, perché fu il primo a essere organizzato a livello internazionale con la guerra in corso, e dopo che i partiti socialisti – tranne quello italiano – si erano schierati a fianco dei rispettivi governi.


La presidenza del Congresso fu affidata a Jane Addams (1860-1935). Sociologa e femminista, nel 1889 Jane Addams aveva fondato con una ex compagna di scuola, Hellen Starr, un social settlement in uno dei quartieri più degradati di Chicago (Hull House) ed aveva fondato nel gennaio 1915 il Partito delle Donne per la Pace (in Inglese Woman's Peace Party) negli Stati Uniti, che diventerà in seguito la sezione statunitense delle WILPF . La Lega internazionale delle donne per la pace e per la libertà (in inglese the Women's International League for Peace and Freedom o WILPF) è un'organizzazione non-profit e non governativa che opera "per riunire le donne con diverse visioni politiche e con diversi background religiosi e filosofici, nell'obbiettivo di studiare e far conoscere le cause della guerra, e promuovere una pace permanente", e per unire le donne di tutto il mondo che si oppongono all'oppressione e allo sfruttamento.La WILPF ha sezioni nazionali in 33 paesi ed è la più longeva organizzazione femminista e pacifista al mondo.



Prima che gli Stati Uniti entrassero in guerra, Jane Addams aveva inviato un appello e poi incontrato il presidente Woodrow Wilson, allora contrario alla partecipazione al conflitto, per discutere il ruolo di questo paese come mediatore della pace. Nell'aprile del 1917, quando gli Stati Uniti entrarono formalmente in guerra, Addams e altri attivisti rimasero fermi nelle loro posizioni pacifiste, ricevendo il biasimo di gran parte della stampa e dell'opinione pubblica, schierata a favore della guerra.

Alla fine del conflitto mondiale, al suo secondo congresso internazionale tenuto nel 1919 a Zurigo, l'ICWPP denunciò i patti della Conferenza di pace di Parigi sostenendo che, per i suoi intenti punitivi, conteneva i semi di una nuova guerra, configurandosi come un atto di vendetta dei vincitori nei confronti dei vinti.


Intanto in Russia, L’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne di Pietrogrado (allora Capitale dell’Impero russo) guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Le operaie tessili di Torshilovo e del deposito dei tram dell’isola Vassilievsky marciarono in corteo sulla Prospettiva Nesky, chiedendo “pane, pace e libertà”.

La debole reazione dei cosacchi inviati dallo Zar Nicola II a reprimere la protesta delle lavoratrici incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell’appoggio delle forze armate, rendendo possibile ciò che non era avvenuto nel 1905, quando i primi tentativi rivoluzionari furono duramente stroncati nel sangue.

Così l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della “Rivoluzione russa di febbraio”, anno in cui le donne russe ottennero il diritto di voto.

Per questo motivo, con l’intenzione di fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III Congresso dell’Internazionale Comunista, fissò all’8 marzo quale Giornata internazionale dell’operaia.

In Italia la Giornata internazionale della Donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito Comunista d’Italia fondato l’anno prima a Livorno da Antonio Grmasci con la storica scissione dal Partito Socialista.

La connotazione fortemente politica della Giornata della Donna, l’isolamento politico dell’Unione Sovietica e del movimento comunista (in Occidente), e infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione e del senso di lotta di questa importante giornata simbolo di progresso e diritti.


Venusia Vega



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