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  • Immagine del redattoreLe Tre Ghinee

LA MEMORIA (CORTA) DEL POPOLO ITALIANO

Aggiornamento: 18 mar 2021

Tra i luoghi che più amo a Roma c'è cimitero Monumentale del Verano, un immenso museo all'aperto che non ha eguali per la quantità e la particolarità delle testimonianze, un inestimabile valore sotto il profilo storico-artistico e di storia della cultura dalla metà dell'Ottocento sino a tutto il Novecento e che, al contempo, ci mostra tutte le contraddizioni che la storia italiana ha avuto e continua ad avere.

Proprio oggi, Giorno della Memoria, c'è stata una commemorazione presso il cimitero monumentale del Verano, di fronte al 'Muro del deportato', sacrario romano delle vittime della deportazione nazista nei campi di concentramento.“


Numerose sono infatti le testimonianze che riconducono alle vittime del Nazifascismo e alla Resistenza, dal "Muro del Deportato" e il "Monumento agli Ebrei deportati" alla tomba-monumento di Bruno Buozzi, dalle tombe delle partigiane e dei partigiani a quelle delle vittime dei campi di sterminio nella sezione israelitica (queste ultime più volte vandalizzate da incursioni neofasciste)


Passeggiando per il cimitero ho incontrato anche un altro (inaspettato) mausoleo, quello intitolato ai martiri fascisti, che mi ha colpito perché davanti c'era una profusione di fiori e corone ancora fresche ,targate Ultras Lazio, Forza Nuova, Comunità di Avanguardia (!) e Fratelli di Italia Roma.

A me sembra assurdo che, un partito presente nel Parlamento della nostra Repubblica, nata sulle ceneri del regime fascista e che nella propria Costituzione condanna il partito fascista e qualunque eventuale ricostituzione di esso, trovi normale andare ad omaggiare, appunto, i martiri fascisti.

Fratelli d'Italia, secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe ora il terzo partito con una percentuale di 16,3%, offrendoci uno scenario sconsolante fatto di razzismo, omotransfobia, sessismo ed altre cose abbastanza inquietanti.


Da una ricerca in rete è emerso che questi gruppi neofascisti si ritrovano presso il mausoleo in questione ogni 7 gennaio (esattamente dopo tre giorni della commemorazione della deportazione del 4 gennaio del 1944) per commemorare le vittime di Acca Larentia, che nel 2019 durante tale commemorazione due giornalisti furono picchiati e che l'Anpi ha più volte espresso le sue posizioni contro la questione .



Tornando alla mia impressione del mausoleo, la cosa che mi ha più colpito - risibile , direi, se non fosse drammatica – è che la maggior parte delle corone di fiori sono state poste su una lapide intitolata ai Caduti per l'onore d'Italia, al primo posto dei quali fa bella mostra di sé Benito Mussolini.


Non spendo parole a commentare il personaggio, catturato mentre scappava come un coniglio dal disastro che lui stesso aveva causato e fucilato alle spalle; voglio invece concentrarmi su alcuni dati che, a mio avviso, rendono ancor più che le parole come Mussolini abbia operato per l'onore d'Italia.


Prima del conflitto mondiale


Subito dopo la marcia su Roma cominciarono i pestaggi degli avversari politici che spesso avevano anche esiti letali ma, dopo il delitto Matteotti, con le Leggi fascistissime del '25, si darà il via libera alla violenza contro gli oppositori del regime (vengono uccisi subito Giovanni Amendola e Piero Gobetti ) spesso raggiunti dalla mano fascista anche all'estero (i fratelli Nello e Carlo Rosselli verranno uccisi a Parigi …)


Qualche numero:


4.596 condannati dai tribunali speciali, di cui 697 minorenni per complessivi 27.735 anni di carcere e confino politico, dei quali 42 saranno fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale.


Nella politica coloniale


  • 120.000 vittime civili libiche nel 1930 durante la deportazione delle popolazioni cirenaiche;

  • 600 tonnellate di gas asfissianti (iprite e fosgene) lanciate dall'aviazione fascista sulla popolazione etiopica nel 1935/36;

  • migliaia di civili passate per le armi dopo il fallito attentato a Graziani nel '37;

  • 310 monaci cristiani, di rito copto, trucidati a Debra Libanos col plauso dei cappellani militari e del Vaticano;

  • Bombardamenti della Croce Rossa in Etiopia;

  • 17.000 etiopi deportati e sterminati nel campo di sterminio di Danane (Somalia) (a testimonianza ci sono i telegrammi di Mussolini a Graziani dove scriveva : Autorizzo ancora una volta Vostra Eccellenza a condurre sistematicamente politica di terrore et sterminio)


Ed ancora: nel '42, con l'annessione della Slovenia, 150.000 deportati iugoslavi nei campi di sterminio di Arbe, Palmanova, Gonars; Renicci con 4000 morti di fame e di stenti; ed infine la Risiera di San Saba, lager nazista di Trieste, dove furono sterminati comunisti, ebrei e rom con la complicità diretta degli sgherri di Mussolini.


Nella II Guerra Mondiale


Mussolini, temendo che Hitler vincesse senza di lui, entrò in guerra il 10 giugno '40 con i seguenti risultati:


350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi,

di cui 3.000 italiani morti in Spagna,

140.000 italiani morti o dispersi in Russia,

30.000 italiani morti in Grecia,

110.00 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all'estero,

38.000 civili morti tra le macerie nei bombardamenti delle città,

45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, di cui 15.000 non fecero più ritorno

8.500 ebrei italiani, di cui 7.800 morti nei lager,

40.000 internati militari nei lager tedeschi,

600.000 prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi in tutte le parti del mondo,

320.000 militari feriti, congelati, mutilati ed invalidi sui vari fronti e per l'intero periodo bellico.


E dulcis in fundo uno sguardo alle leggi razziali che Mussolini, ispirandosi al suo nuovo padrone Adolf Hitler, regalò all'Italia nel '38.


ll salto di qualità (o nel baratro) verso la politica antisemita venne compiuto dopo la visita in Italia di Adolf Hitler dal 3 all’8 maggio 1938. Un viaggio che apparentemente non produsse grandi frutti diplomatici se non rafforzare l’amicizia tra i due regimi, ma che di fatto diede impulso ai provvedimenti antisemiti. Infatti da questo momento l’antisemitismo fascista subì un’accelerazione inarrestabile.


Un grande passo, prima dell’emanazione delle leggi, fu la pubblicazione il 14 luglio, sul «Giornale d’Italia» del «Manifesto della razza». Il documento, cui avevano collaborato molti professori universitari, ma che era stato rivisto a fondo da Mussolini, apparve prima in forma anonima, e soltanto il 25 luglio un comunicato del Partito fascista rese noti i nomi degli estensori ; successivamente, il 15 novembre dello stesso anno, venne trasformato in decreto con tanto di firma di Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d'Italia e imperatore d'Etiopia "per grazia di Dio e per volontà della nazione", furono una vergogna e una infamia imperdonabile.


Quelle leggi, infatti, portarono alla morte migliaia di ebrei e provocarono sofferenze indicibili, paura, terrore, angoscia e miseria: 8.500 ebrei deportati, di cui 7.800 morti nei lager.

Restando in argomento, rivolgo un pensiero a quanto accadde qui a Roma nel 1943.

È il 16 ottobre, il "sabato nero" del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco. Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.


Documenti emersi dagli archivi americani fanno luce su una verità inquietante: il corso degli eventi poteva essere cambiato. Gli alleati sapevano dell’imminente rastrellamento, ma non fecero nulla per impedirlo e fece altrettanto il Vaticano che invece, finita la guerra, si mostrò molto attivo nel salvare dalla forca molti dei mostri coinvolti nell’olocausto.

Infatti, attraverso la Ratline o Via dei monasteri, attivamente sostenuta dal Vaticano (dal discusso Pio XII la cui statua commemorativa è posta proprio nel piazzale antistante il cimitero del Verano) e già predisposta prima della fine della guerra (quando la sconfitta tedesca era orma certa) centinaia di alti funzionari del III Reich e di ufficiali delle Forze Armate, insieme a migliaia di collaborazionisti, raggiunsero l’Italia confondendosi con il fiume di profughi proveniente dai Paesi dell’Europa centrorientale.


Una volta giunti nella Penisola, poterono contare sui controlli tutt’altro che meticolosi delle autorità, ma soprattutto sull’aiuto di alcuni religiosi, come il vescovo Alois Hudal, rettore del Collegio di Santa Maria dell’Anima a Roma, che gli fornirono documenti falsi e indirizzi sicuri. E così sfuggirono a Norimberga migliaio di nazisti, tra cui il comandante del campo di concentramento di Treblinka, Franz Stangl, e l’inventore dei camion adibiti a camere a gas, Walter Rauff; Klaus Barbie, detto il Boia di Lione (che poi è vissuto sempre in Bolivia al soldo dei servizi USA) e Alois Brunner, al quale viene attribuita la morte di oltre 140mila ebrei nel campo di Drancy del quale era a capo. E ancora Eichmann, Priebke e Josef Mengele, l’Angelo della Morte di Auschwitz. Ovviamente abbondantemente forniti di denaro, visto potevano contare su ricchissimi conti correnti aperti in Svizzera, accumulati grazie alle confische dei beni agli ebrei tedeschi.


Ci sarebbe tantissimo altro da dire sul perché non bisognerebbe avere quel mausoleo al Verano e neanche tollerare che un partito presente in parlamento lo onori.

Ci limitiamo, in questa Giornata della Memoria vissuta sottotono e in piena pandemia, a condividere con voi queste riflessioni.


Lucia Lisi & Venusia Vega



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